Fuori, la neve cade piano. In casa, la vecchia radio a transistor canta Bianco Natal. Il profumo di incenso, della cera delle candele, dei vecchi tempi – che poi non sono sempre stati buoni – rimangono i miei ricordi più belli. Venite insieme a me, andiamo a rivivere quel giorno di Natale, in un mondo quasi dimenticato, ma se guardate bene tra le travi del mio tetto, a volte, è ancora possibile vederlo brillare.
Ginocchia sbucciate e occhi lucidi
Fin a quando il bisnonno Anton era vivo, la Vigilia di Natale era sacra. Nel vero senso della parola. A quel tempo non era importante quanti bambini ci fossero, quanti nipoti e pronipoti gironzolassero per le stube. A Natale bisognava riunirsi. Qualunque cosa accadesse. D’altra parte, che senso aveva stare tutti soli soletti? In più, ogni mano era indispensabile. Non per mangiare i biscotti – che tra l’altro venivano conservati come un tesoro raro, e se eri fortunato, a Natale, potevi accaparrarti un cornetto alla vaniglia e uno Spitzbuben (biscotto tipico). Ma per mettersi in ginocchio! Eh, sì! Nel vero senso della parola! I giorni prima della Vigilia iniziavano le grandi pulizie. Le assi del pavimento, le finestre, i davanzali, gli angoli e le travi… tutto doveva essere tirato a lucido. Ovviamente, dalle donne di casa. Sapete, a quei tempi, era ancora (cattiva) usanza che “i signori” si astenessero dai preparativi e passassero, invece, il loro tempo in locanda a giocare a carte. Ma il bisnonno Anton no, lui aveva poco a che fare con “la combriccola della locanda”, lui preferiva andare nel bosco. Perché in quei giorni, aveva una missione speciale: trovare l’albero di Natale. Il suo albero avrebbe dovuto essere più che meraviglioso e molto grande, perché tante persone vi si sarebbero radunate intorno la sera.
Buon cibo e ottima compagnia
A quei tempi, durante l’inverno, l’Oberraindlhof era ancora chiuso ai “forestieri”. I primi ospiti arrivarono anni dopo, quando venne costruita la funivia del ghiacciaio e il turismo invernale iniziò piano piano a diffondersi. E comunque solo il 25 o il 26 dicembre. Perché la Vigilia di Natale apparteneva alla famiglia. A cena, sulla tavola, c’era quello che doveva esserci in una serata così speciale: un sostanzioso brodo di carne con pastina, salsiccia e manzo. Poi l’arrosto, accompagnato da Schupfnudeln e crauti rossi, che le nonne preparavano giorni prima. E, infine, come ciliegina sulla torta, il leggendario Schnolser Schneamilch (un dolce tipico). Chi l’ha assaggiato, adesso, sa molto bene che sapore ha il settimo cielo.
Cantare, pregare, fare regali
Dopo cena, la famiglia si riuniva intorno all’albero di Natale. Si cantava e si recitava il rosario insieme. Era molto importante! Si raccontavano anche le storie, quelle del passato, di prima, e di prima ancora. Sì, c’erano anche i regali. Non molti, ma fatti col cuore. Helli custodisce questo ricordo come un tesoro: «Ogni bambino riceveva un cuore di pan di zenzero con il suo nome scritto sopra. E, una volta – non ricorda esattamente quando –, sotto l’albero c’erano degli sci. Sci! Ci pensate? Per un bambino della Val Senales non c’era regalo più bello!».
L’incantevole messa di mezzanotte
Quando tutta la famiglia era ancora riunita intorno all’albero, il bisnonno Anton ed Elisabeth dovevano uscire prima degli altri, e addentrarsi nella fredda serata d’invernale. La messa di mezzanotte attendeva. Anton non era solo un frequentatore abituale della chiesa, ma anche il direttore del coro. Ogni anno veniva cantata la Wiegenmesse, poi, dopo la messa, tutti ascoltavano la banda di ottoni del campanile, e i suoni paradisiaci echeggiavano nel silenzio della notte. Una volta rientrati nel caldo della stube, i miei cortigiani si riunivano, fino a quando i cuori non erano stracolmi di gioia e gli occhi pesanti dal sonno.
Qual è il vostro ricordo di Natale più bello? Se vi va, condividetelo con me. Mi piacerebbe tanto conoscerlo.
Il vostro Oberraindlhof


